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Corte di Cassazione: licenziamento illegittimo se fondato su mail sprovvista di firma digitale

La Corte di Cassazione – sentenza sezione civile, sez. L, n. 29753 del 15 giugno 2017, pubblicata il 12 dicembre 2017 aveva ritenuto regolare il licenziamento effettuato con una semplice mail con ciò riconoscendo il valore di "scritto" alla comunicazione di licenzialmento effettuata con posta elettronica.

Con la recente sentenza la Corte di Cassazione ha invece dovuto esaminare la vicenda del licenziamento di un dipendente per condotte illecite desunte da alcune mail aziendali spedite dal dipendente medesimo (dal contenuto delle mail risultava che il dipendente si sarebbe fatto accreditare somme non dovute).

Secondo la Suprema Corte  il messaggio di posta elettronica è riconducibile alla categoria dei documenti informatici secondo la definizione che di questi fornisce l'articolo 1, comma 1, lettera p) del Dlgs 82/2005 secondo cui il documento informatico è quello che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti.

Non dimeno l'articolo 21 dello stesso Dlgs attribuisce l'efficacia probatoria (piena) prevista dall'art. 2702 c.c.  solo ai documenti sottoscritti con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, mentre risulta liberamente valutabile dal giudice l'idoneità di ogni altro documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta, sicché la Corte, nella fattispecie in esame, ha ritenuto che la semplice mail non é idonea a garantire l'immodificabilità ed integrità del suo contenuto ed in conseguenza ha affermato il principio secondo cui in mancanza di firma  (qualificata) la mail non può (con certezza) essere riferita al suo autore apparente.