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Presentate dallo Studio Legale Sapia osservazioni allo schema del decreto antiriciclaggio.

Lo Studio Legale Sapia ha presentato osservazioni in contesto di Consultazione pubblica per l’attuazione della direttiva (UE) 2015/849 in materia di Antiriciclaggio.

Riporto breve sintesi della questione. 

Il Parlamento, con legge 170/2016 ha delegato il governo al recepimento della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (c.d. IV direttiva antiriciclaggio).

 Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato lo schema preliminare del decreto  per l’attuazione della direttiva trasmettendolo il 24 febbraio 2014 alle Camere affinché siano formulati i pareri di competenza.

Per ciò che attiene (almeno) le sanzioni, dalla lettura dello schema di decreto si evidenziano alcune criticità ed il sospetto che risulti violata la legge delega.  

La delega al governo (legge 170/2016) stabilisce (ai fini del rispetto dei principi di ne bis in idem sostanziale e di effettivita', proporzionalita' e dissuasivita' delle sanzioni irrogate per l'inosservanza delle disposizioni adottate in attuazione della direttiva (UE) 2015/849) che possono essere previste sanzioni amministrative “in caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime delle disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela, di segnalazione di operazioni sospette, di conservazione dei documenti e di controlli interni” mentre lo schema di decreto prevede, agli artt. 56, 57 e 58 l’applicazione della sanzione amministrativa anche per semplici violazioni o mere violazioni formali (e dunque anche se non siano gravi, ripetute o sistematiche o plurime mentre per queste ultime è previsto un aumento di pena).

Ma ciò che più sorprende è che la sanzionabilità della mera violazione formale (come potrebbe essere, ad esempio, l’omessa registrazione del codice fiscale, in presenza nondimeno di tutti gli altri dati del Cliente) non vale per gli  istituti creditizi e finanziari i quali ai sensi dell'art. 62 dello schema di decreto risulterebbero puniti solo in caso di violazioni gravi, plurime o sistematiche.

La IV direttiva, come d’altra parte il legislatore delegante all’art. 15 lettera h) n. 2.2 hanno previsto che, ai fini delle sanzioni, si debba tenera conto delle differenze tra enti creditizi e finanziari e altri soggetti obbligati ma, paradossalmente, ciò si è tradotto, nello schema di decreto, in un impianto favorevole per gli enti creditizi e finanziari, punibili solo in caso di commissione di violazioni gravi o ripetute o sistematiche o plurime, e sfavorevole per gli altri destinatari, punibili per qualsiasi violazione.

La differenziazione, dunque, risulterebbe attuata a scapito dei destinatari diversi dagli enti creditizi e finanziari e ciò in conseguenza di una evidente errata interpretazione del legislatore delegante, il quale, nel prescrivere che si debba tenere conto delle differenze tra enti creditizi e altri soggetti, non intendeva certamente privilegiare il soggetto  più forte (banca) a scapito dei soggetti dotati di minori capacità organizzative e dimensionali (i professionisti per esempio).

E’ auspicabile, pertanto, una correzione del testo dello schema di decreto che elimini la descritta disparità di trattamento “in odore” di contrasto con la direttiva europea e la legge delega.